Link to Migliaia di lavoratori in paesi come il Kenya etichettano dati e moderano contenuti per addestrare i modelli. Compensi bassi e condizioni difficili sollevano interrogativi su tutele e sostenibilità del sistemaMigliaia di lavoratori in paesi come il Kenya etichettano dati e moderano contenuti per addestrare i modelli. Compensi bassi e condizioni difficili sollevano interrogativi su tutele e sostenibilità del sistema
L’intelligenza artificiale è presentata come il simbolo del progresso tecnologico: sistemi capaci di apprendere autonomamente, migliorare le proprie prestazioni, affiancare l’essere umano in settori strategici. Tuttavia, il funzionamento di questi modelli richiede ancora oggi una componente fondamentale: il lavoro umano. Per addestrare i sistemi di IA servono grandi quantità di dati etichettati con precisione. Questa attività, chiamata data labeling, viene svolta da persone che analizzano testi, immagini, video e contenuti di vario tipo per fornire agli algoritmi i riferimenti necessari a riconoscere schemi e significati. È un lavoro ripetitivo, tecnico e spesso sottovalutato, ma indispensabile per il funzionamento degli strumenti digitali più avanzati.
Link to Kenya, hub globale del data labelingKenya, hub globale del data labeling
Uno dei paesi dove questa attività è maggiormente concentrata è il Kenya, diventato negli ultimi anni un punto di riferimento per molte aziende tecnologiche internazionali. Nella capitale Nairobi operano centri e piattaforme dove giovani lavoratori svolgono attività di annotazione dati o moderazione dei contenuti per conto di imprese globali.
Un recente servizio televisivo italiano – andato in onda il 12 gennaio su Le Iene – ha mostrato da vicino il lavoro dei cosiddetti data worker. L’inchiesta ha documentato come i lavoratori keniani siano impiegati da aziende intermediarie legate a grandi realtà del tech, con compensi spesso compresi tra 1 e 2 dollari all’ora, secondo quanto già emerso anche in precedenti indagini giornalistiche internazionali, come quella pubblicata dal Time nel 2023.
Il pagamento avviene spesso a compito, secondo le logiche della cosiddetta gig economy. Alcuni operatori raccontano di ricevere compensi variabili in base al numero di task completati, con una media giornaliera che può aggirarsi attorno ai 9-10 dollari. A questo si aggiungono contratti a termine o assenza di benefit, elementi che contribuiscono a rendere il lavoro instabile e poco protetto.
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