I black-out della giustizia, magistrati, avvocati e sindacalisti annunciano iniziative forti: «Così non si può lavorare»

Data Pubblicazione

I black-out della giustizia, magistrati, avvocati e sindacalisti annunciano iniziative forti: «Così non si può lavorare»

I black-out della giustizia, magistrati, avvocati e sindacalisti annunciano iniziative forti: «Così non si può lavorare»

L’Applicativo del processo penale 4.0 ossia il sistema digitale del Ministero della Giustizia progettato per gestire il processo penale telematico è diventato l’incubo della giustizia. Riservato a magistrati, cancellieri ed avvocati per il deposito e la consultazione degli atti, il software del «supercomputer» di bordo di Procura e Tribunale, insieme a tutti i servizi informatici legati all’autenticazione all’account giustizia, come One Drive e Outlook va in tilt (quasi) ogni giorno.

Venerdì 29 maggio il crash è durato più di tre ore con i magistrati costretti a impugnare carta , penna e calamaio. Le cause principali sono solitamente un sovraccarico di dati, un conflitto con altri software, Il classico rimedio «Spegni e riaccendi» non ha funzionato e per ore nei palazzi di giustizia ha serpeggiato il panico.

Il giudice Marco Guida è il Presidente della Seconda sezione penale del Tribunale: «L’applicativo - spiega - entrato in funzione da più di un anno, si è dimostrato non adeguato, incapace di combinarsi da subito con le esigenze del processo penale. Necessita di continui aggiornamenti ai quali fanno seguito dei malfunzionamenti. I blocchi, improvvisi, si ripetono con frequenza ossessiva e rallentano il lavoro. Siamo costretti a correre ai ripari con i depositi cartacei. L’azione della giustizia, sia chiaro, non viene compromessa ma lavorare in queste condizioni allunga i tempi e accresce il carico di responsabilità. È necessaria una assistenza tecnica tempestiva e più competente»

Gli avvocati, attraverso la Camera penale, hanno già fatto sentire la loro voce di protesta. Salvatore D’Aluiso è il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari: «Il blackout ha paralizzato le convalide e le direttissime degli arresti in flagranza, le scarcerazioni. Non è la prima volta che accade e questo desta grande preoccupazione. I tempi si allungano ma la regolarità dei depositi non viene compromessa. Bisogna intervenire con decisione per superare queste disfunzioni e rendere il sistema finalmente efficiente».

Dario Capozzi Orsini, segretario regionale della Cgil Funzione pubblica: «I sistemi informatici ministeriali - spiega - soggetti a interruzioni improvvise e blackout prolungati, sono chiaramente inidonei. La giustizia barese, dall’edilizia alla gestione degli applicativi per il processo merita soluzioni più rapide. Spesso magistrati, cancellieri, addetti al processo lavorano in condizioni impossibili. Nei piccoli uffici di viale Dioguardi non si riesce neppure a respirare per il caldo. Bisogna assolutamente migliorare le condizioni di lavoro non solo a Bari ma in tutta la regione» .

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati