Alessandro Onorato, assessore al Comune di Roma e leader di Progetto Civico Italia, che spazio c’è per un partito del civismo nel campo largo?
«C’è uno spazio enorme. Fatto da migliaia di amministratori civici che ogni giorno si misurano con problemi complessi, senza l’aiuto del governo nazionale, ostacolati da una burocrazia folle, e che sono pronti a contribuire in maniera decisiva a far ripartire l’Italia. Un patrimonio che già esiste e che noi abbiamo unito. Sono amministratori convintamente di centrosinistra, ma che non si riconoscono nei partiti che oggi lo compongono. Sono una grande novità politica che può riportare al voto milioni di persone che hanno perso fiducia e hanno scelto l’astensione. Siamo decisivi e lo abbiamo già dimostrato nelle nostre città».
L’evento di venerdì a Roma segna l’inizio di un percorso nazionale del civismo democratico. Il progetto è “benedetto” da Goffredo Bettini…
«Bettini, giustamente, già dieci anni fa, purtroppo inascoltato, teorizzò che il centrosinistra non si poteva limitare all’autosufficienza della sinistra. Ma sarebbe servito un campo largo che includesse anche una forza dinamica e innovatrice, in grado di raccogliere voti al di fuori dei partiti tradizionali che lo compongono. Il fatto che ci guardi con simpatia è un motivo di orgoglio, ma devo dire che tutti i leader del centrosinistra ora hanno capito che senza questa nuova forza politica non si batte la destra».
Venerdì la prima Assemblea Nazionale. Verranno davvero Conte e Schlein?
«Eleggeremo la direzione nazionale: è il primo passo formale per la nascita di un nuovo partito di cui il paese ha bisogno. Ci saranno Conte e Schlein insieme a tutti gli altri leader del centrosinistra. Li ringrazio, è un segnale importante: noi vogliamo aiutare, non dividere».
Chi sono gli interlocutori per costruire una gamba centrista nazionale?
«Tutti quelli che, senza tatticismi ed egoismi, vogliono aggiungere e non togliere. Non saremo certo noi a dire chi sì e chi no, noi vogliamo solo dare risposte. E spiegare come riportare sicurezza in Italia, come aumentare il potere d’acquisto a un ceto medio ormai impoverito, come ridare speranza ai giovani che non vedono il futuro in Italia. Ecco la sfida, non l’etichetta. Quest’area politica sarà decisiva se sarà davvero un progetto nuovo e non una riedizione del passato».
I temi: come si schiera su termovalorizzatori, nucleare, welfare e diritti?
«Sui termovalorizzatori a Roma stiamo recuperando decenni persi. Siamo contro la cultura del no, la ragione, la scienza e la conoscenza vincono sull’ideologia. Per altro ho paura che il nucleare al momento sia più un totem della Meloni da sbandierare che una risposta concreta alle famiglie che non riescono a pagare le bollette e alle imprese, strozzate dal costo dell’energia più costoso rispetto ai loro competitor all’estero. Sappiamo bene che l’unico welfare che oggi funziona in Italia è dato dalle famiglie italiane e su questo siamo chiamati a una vera e sana rivoluzione. I cittadini non vogliono più diritti solo sulla carta, ma nella quotidianità quando hanno bisogno di una risonanza magnetica. Sui diritti civili abbiamo una visione comune a quanto già illustrato dai partiti che compongono il centrosinistra. Del resto la società, soprattutto i giovani, sono molto più avanti di quanto possa sembrare».
Dal 20 ottobre, giorno del primo vostro evento, a oggi avete girato molto il Sud.
«Siamo convinti che dal Sud debba e possa ripartire l’Italia. Non è un caso che il primo coordinamento regionale che abbiamo ufficializzato sia stato in Sicilia. E il primo comitato civico sia stato aperto a Castelvetrano, un paese che ha bisogno di ripartire. Campania, Basilicata, Campagna e Puglia, dove sono nati i miei genitori e i miei fratelli, sono regioni dove Progetto Civico Italia sta riscuotendo un successo straordinario. Abbiamo eletto amministratori in tantissime città».
Con la Schlein che apre a Rifondazione, come si può attrarre l’area riformista del centrosinistra?
«Quello che conta non è chi compone l’area, ma cosa si vuole fare di concreto per gli italiani. Del resto dove amministriamo, penso a Roma, Napoli o all’Emilia-Romagna, dimostriamo nel quotidiano che si può unire lo sviluppo economico alla tutela delle fasce sociali più deboli. A Roma per esempio viviamo una stagione molto positiva per le imprese che si accompagna a una crescita occupazionale mai raggiunta. Questo arricchisce tutti, sia chi giustamente si aspetta un lavoro stabile e più remunerativo, ma anche chi fa impresa e rischia ogni giorno combattendo contro la burocrazia e le inefficienze pubbliche».
Il futuro: lascerebbe il Comune di Roma per il salto in parlamento?
«Voglio completare il lavoro di assessore a Roma. Quando ci saranno le politiche vedremo. Ora con generosità non ci vogliamo più limitare a migliorare le nostre città e regioni, ma sentiamo la responsabilità di portare la politica del fare anche a livello nazionale».
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