Csm, sì a maggioranza alla consulenza di Emiliano: andrà in Senato. «Non potevo rimettere la toga»

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Csm, sì a maggioranza alla consulenza di Emiliano: andrà in Senato. «Non potevo rimettere la toga»

Csm, sì a maggioranza alla consulenza di Emiliano: andrà in Senato. «Non potevo rimettere la toga»

Il plenum del Csm ha approvato con 15 voti favorevoli contro 7 contrari (e sei astenuti) il collocamento fuori ruolo dell'ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Quella approvata a maggioranza è la delibera di maggioranza predisposta dai togati della Terza commissione: prevede appunto che Emiliano vada a fare il consulente sui problemi del caporalato nella Commissione d’inchiesta del Senato presieduta dal vendoliano Tino Magni. Il senatore di Avs ha richiesto l’impegno del magistrato barese con un iter che si è sostanziato in una prima richiesta e in altre tre lettere per completare l'iter (compresa una con la disponibilità dello stesso Emiliano ad assumere l’incarico). La seconda delibera prevedeva invece il ritorno del magistrato barese in ruolo, al Tribunale di Benevento, come giudice in un collegio del settore civile. Il dibattito in plenum è stato particolarmente lungo e non privo di asprezze.

«Non vedo l'ora – ha detto Emiliano - di mettermi al lavoro per sostenere le indagini della commissione di inchiesta del Senato sul Caporalato e sulla sicurezza del Lavoro. Grazie all'esperienza che ho fatto sia da magistrato che da politico potrò dare una mano in questo momento così drammatico».

«Sono contento – ha detto Emiliano - che il Csm abbia compreso che anche a me andava applicato lo stesso trattamento che si applica a tutti gli altri magistrati che sono stati in politica nonostante la legge Cartabia non si applicasse al mio caso per ragioni di garanzia. Non potevo ripresentarmi in aula con la toga come se non fosse successo niente. Per questo ho accettato l'incarico del Senato. Credo che andando incontro alla richiesta del Senato, unanime per tutti i partiti, il Csm abbia trovato una soluzione che mi permette di continuare il mio lavoro di magistrato presso la commissione di inchiesta che ha gli stessi poteri di inchiesta di una procura. Gli interventi contrari dei consiglieri di nomina da parte del centrodestra li capisco e li accetto. È un inevitabile gioco delle parti che va compreso».

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