Flotilla, Domenico Centrone e Dina Alberizia sbarcano a Fiumicino: «Il più bel regalo che potessimo ricevere»

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Flotilla, Domenico Centrone e Dina Alberizia sbarcano a Fiumicino: «Il più bel regalo che potessimo ricevere»

Flotilla, Domenico Centrone e Dina Alberizia sbarcano a Fiumicino: «Il più bel regalo che potessimo ricevere»

«È il miglior regalo che possiamo immaginare": esordisce così Domenico Centrone davanti ai microfoni dei giornalisti, appena arrivato insieme a Leonarda Alberizia detta Dina, e ad un altro attivista della Flotilla, all’aeroporto di Fiumicino, proprio nel giorno del suo compleanno. «Quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile - ha aggiunto -. Siamo stati senza comunicazioni. Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno. Noi non siamo entrati nella Libia dell’est, non volevamo entrarci. Ci hanno fermato qualche centinaia di metri prima del check point, quindi siamo stati catturati prima di entrare, ci hanno rapito lì, non siamo stati arrestati e poi siamo spariti per 3 giorni». «Non abbiamo subito violenza fisica - ha continuato -, siamo stati trattati decentemente anche se per 2 giorni siamo stati in isolamento. La violenza psicologica invece è continuata».

«Il nostro trattamento è stato da cittadini privilegiati. Noi sappiamo però che in questi Paesi, le persone che non hanno questo privilegio subiscono un trattamento molto peggiore e noi lottiamo per questa gente», aggiunge Centrone. «Sappiamo che c'è stata molta collaborazione da parte delle autorità italiane, e un grande lavoro della diplomazia e del Governo, che ringraziamo. Tuttavia non sappiamo ancora i dettagli dell’operazione. Speriamo comunque che questo sia un primo passo, ci sono ancora molte cose che le istituzioni possono fare. Il nostro è un monito. La gente normale come me e Dina si mobiliterà sempre di più. Questo è solo il primo passo, sta iniziando un’era di mobilitazione e questo le istituzioni devono capirlo. La gente sa quello che vuole e lo sta chiedendo a voce molto alta. Noi non ci fermeremo e andremo avanti, anche se adesso abbiamo bisogno di stare con le nostre famiglie».

«I primi giorni sono stati molto difficili, non potevamo sentire le nostre famiglie e la nostra preoccupazione era per loro. La prima chiamata che siamo riusciti a fare è stata dopo 12 giorni. Non sapevamo che cosa dovevamo aspettarci e quali erano le accuse che ci venivano mosse. Anche ieri abbiamo saputo che potevamo partire, solo 2 ore prima», afferma Leonarda Alberizia, attivista della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza rimasta un mese prigioniera in Libia e oggi arrivata a Fiumicino. «Anche io voglio ringraziare tutti: il console, il ministro Tajani che ha incontrato le nostre famiglie, e tutte le persone che si sono mobilitate. Ora però vorrei che l’attenzione - ha aggiunto - tornasse sulla Palestina e su Gaza dove è in atto un genocidio. Credo che ci siano margini da parte del nostro Governo per fare pressioni e far rispettare il diritto internazionale. Mi aspetto sanzioni e anche l’embargo».

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