Flotilla, i due pugliesi ancora in cella in Libia. L'amarezza del fratello di Dina Alberizia: «17 giorni di detenzione e nessuna svolta»

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Flotilla, i due pugliesi ancora in cella in Libia. L'amarezza del fratello di Dina Alberizia: «17 giorni di detenzione e nessuna svolta»

Flotilla, i due pugliesi ancora in cella in Libia. L'amarezza del fratello di Dina Alberizia: «17 giorni di detenzione e nessuna svolta»

Restano detenuti in Libia i due attivisti pugliesi coinvolti nel Global Sumud Convoy, il molfettese Domenico Centrone e la volontaria Dina Alberizia, originaria della Capitanata e residente in Piemonte, fermati lo scorso 24 maggio insieme ad altri attivisti internazionali mentre partecipavano a una missione umanitaria diretta verso Gaza.

La situazione si complica dopo il rinvio dell’udienza prevista per oggi per la valutazione del rilascio. Secondo quanto riferito dalla portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, l’udienza non si è svolta e il legale del movimento non è riuscito a incontrare i detenuti, alimentando il timore di un possibile prolungamento della detenzione.

«Restano detenuti in attesa che le autorità libiche svolgano ulteriori accertamenti sulla natura della missione», avrebbe riferito il console italiano in Libia alla famiglia di Alberizia, secondo quanto riportato dal fratello Giuseppe, che ha espresso forte preoccupazione per la durata del fermo e per le condizioni della detenzione.

«I giorni passano e la situazione non migliora», ha dichiarato, sottolineando come la detenzione, pur in condizioni definite non critiche, stia diventando sempre più pesante per gli attivisti coinvolti.

Nel frattempo, cresce la mobilitazione in Italia. Il coordinamento «Capitanata per la pace», di cui Dina Alberizia fa parte, ha organizzato per giovedì 11 giugno un presidio davanti alla Prefettura di Foggia per chiedere la liberazione dei due pugliesi e degli altri attivisti ancora trattenuti.

L’iniziativa nasce dopo la decisione del gruppo di attivarsi pubblicamente in caso di esito negativo dell’udienza, che però al momento non ha avuto luogo. Il coordinamento ha inoltre annunciato la richiesta di un incontro con il prefetto.

«Sarò presente al presidio», ha confermato il fratello della volontaria, mentre resta alta l’attenzione sulla vicenda che coinvolge complessivamente dieci attivisti di diverse nazionalità e che continua a tenere in sospeso le famiglie, in attesa di sviluppi ufficiali dalle autorità libiche.

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