Due episodi in meno di quarantotto ore. Prima alcune manze sbranate all’interno di un allevamento, poi un nuovo assalto a un gregge con numerose pecore uccise. La Valle d’Itria fa i conti con una escalation di predazioni attribuite ai lupi. Non si tratta più di episodi isolati. La soglia di allarme è stata superata da tempo e gli allevatori sono allo stremo: «Una crisi sempre più difficile da reggere».
Le segnalazioni si moltiplicano nei comuni di Locorotondo, Martina Franca, Alberobello e Noci. I branchi di lupi riescono a colpire anche all’interno di stalle e recinti, aggirano le difese predisposte dagli allevatori e in alcuni casi mettono in difficoltà perfino i cani da guardiania. La presenza di femmine con cuccioli di lupo - e quindi molto più affamate - lascia prevedere un ulteriore aumento della popolazione nell’area.
A raccogliere le testimonianze degli allevatori colpiti è l’E.R.A. Provinciale Bari - Wardapark. Michelangelo Schiavone, comandante del nucleo guardie ecozoofile, parla in una doppia veste: «Sono anche titolare di un’azienda agricola che ha subito in prima persona ripetuti attacchi. So cosa significa trovare animali allevati con sacrificio uccisi dai lupi».
La storia di Giovanni Mastronardi, allevatore della zona, racconta il peso umano di questa situazione: «Una mattina sono uscito in azienda e mi sono trovato davanti una scena che non auguro a nessuno: una manza gravida dilaniata all’interno del recinto». Poi, a distanza di pochi giorni, un secondo attacco: altre manze gravide sbranate. «L’anno scorso - ricorda con gli occhi inumiditi - ho riempito un intero rimorchio con gli animali uccisi. È un’immagine che non riuscirò mai a dimenticare». Il futuro è pieno di incognite: «Stiamo seriamente pensando di abbandonare il lavoro di una vita. Viviamo con l’angoscia continua di una nuova incursione. Ci sentiamo soli. Chiediamo soltanto di poter lavorare e proteggere gli animali che alleviamo con sacrificio. Così non possiamo andare avanti», conclude amaro Mastronardi.
È tempo di trovare delle soluzioni, prima che qualche allevatore tiri fuori la doppietta. I lupi sono animali protetti. Schiavone evita toni bellicosi e invita le istituzioni a prendersi le loro responsabilità. «La soluzione non è alimentare uno scontro tra chi difende il lupo e chi difende gli allevamenti». Le richieste sono concrete: «La Regione finanzi le recinzioni anti lupo, perché chiedere agli allevatori di sostenere investimenti da decine di migliaia di euro, spesso in territori sottoposti a vincoli paesaggistici, non è praticabile». E poi i risarcimenti che dovrebbero rispecchiare il danno reale: «Non si perde soltanto un capo di bestiame - sottolinea Schiavone - ma anche un investimento, un patrimonio genetico, anni di lavoro e spesso il futuro stesso dell’azienda». I cani da guardiania, sostengono gli allevatori, sono strumenti utili ma non sufficienti, “anche perché la loro presenza vicino ad abitazioni e strade genera a sua volta tensioni con i residenti”.
Proteggere il lupo e allo stesso tempo il bestiame è l’obiettivo da raggiungere: “È compito delle istituzioni - conclude Schiavone - creare le condizioni affinché possano convivere”. Gli allevatori della Valle d’Itria, ormai esasperati, attendono risposte.
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