Link to [object Object]L'unitarietà del progetto originario e la monumentalità architettonica mantengono il potenziale strategico del complesso
Di Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio[caption id="attachment_91465" align="alignleft" width="183"] Alessandra dal Verme[/caption]
Ritorna nel dibattito il destino dell'Ex Ospedale Forlanini, in progressivo disuso da circa 20 anni e dismesso 10 anni fa, di recente (ex articolo 3-quater del decreto-legge n. 156/2025, collegato alla manovra economica) trasferito dalla Regione Lazio al patrimonio dello Stato gestito dall'Agenzia del Demanio. Il convegno dal titolo “Il Forlanini, una risorsa per/di Roma, dalla TBC a…”, organizzato dall’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria nella Sala Alessandrina del proprio magnifico complesso museale e monumentale, punta proprio a ripercorrere la storia dell’ex Ospedale e il suo valore per il futuro della città.
È il momento di ricreare i legami con la città e soddisfare i fabbisogni emergenti dal mutato contesto. L'Agenzia del Demanio, già nella sua rinnovata visione, dal 2022 dà centralità alla persona e al territorio nel riuso del patrimonio immobiliare dello Stato, come strumento di più ampi processi di rigenerazione urbana. L'obiettivo per l’ex Ospedale Forlanini è interrompere l’abbandono, favorirne la valorizzazione e il riutilizzo affinché torni a essere parte viva del territorio in una rinnovata funzione e in coerenza con la sua vocazione originaria: la cura, l'unitarietà di un grande progetto al servizio della città, la monumentalità architettonica.
Il Forlanini ha rappresentato uno dei più significativi e innovativi esempi di architettura sanitaria del Novecento italiano. Inaugurato nel 1934 e dedicato alla cura delle malattie respiratorie, fu concepito come un "organismo unitario" in cui architettura, medicina e ambiente concorrevano al benessere del paziente. Nella stessa logica, la sua rifunzionalizzazione potrà contribuire al benessere della città.
Collocato nel quadrante sud-occidentale di Roma, nell'area di Monteverde-Portuense, il complesso rispondeva ai principi della medicina sanatoriale dell'epoca: isolamento dal tessuto urbano più denso, presenza di ampi spazi verdi, buona esposizione solare e ventilazione naturale. Oggi il bene potrà diventare un elemento di connessione con il contesto urbano e gli ampi spazi verdi potranno essere accessibili ai cittadini. Il paradigma funzionale della chiusura per la cura viene capovolto secondo una logica di apertura e di accoglienza; più funzioni integrate e criteri di flessibilità guidano la riqualificazione dell'immobile pubblico come volano di rigenerazione urbana.
Oggi il suo valore architettonico, storico e identitario costituisce un patrimonio strategico per la città di Roma e una risorsa potenziale per nuove funzioni di cura, culturali e sociali.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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