La «vera destra» piace alla Puglia, qui Futuro Nazionale corre di più: al terzo posto per le adesioni

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La «vera destra» piace alla Puglia, qui Futuro Nazionale corre di più: al terzo posto per le adesioni

La «vera destra» piace alla Puglia, qui Futuro Nazionale corre di più: al terzo posto per le adesioni

La roccaforte di Vannacci è la Puglia. Nel fine settimana scorso nell’auditorium della conciliazione a Roma, Futuro Nazionale ha tenuto la sua assemblea fondativa. La platea era foltissima, quasi 2mila persone da tutta Italia in rappresentanza degli oltre 100mila tesserati al partito del generale.

I numeri precisi sono stati dati dal palco: non solo il totale nazionale, 103.500 tesserati, ma anche i totali regionali. E qui alcuni dati emergono evidenti. E sorprendenti.

Al primo posto ovviamente c’è la regione più popolosa d’Italia, la Lombardia: 14.274 tesserati. Al secondo posto, altrettanto ovviamente, c’è la seconda regione per popolazione, il Lazio: 11.685 tesserati. Molto meno ovvio è il terzo posto: lo occupa la Puglia, con 10.290 tesserati al partito del generale che batte quindi una roccaforte del leghismo come il Veneto (10.083), una regione molto più popolosa come la Campania (9.517), un’altra roccaforte come il Piemonte (7.679) e via via altre regioni più popolose o più “storiche” per la destra come la Sicilia (6.517), l’Emilia Romagna (5.184) e la Calabria (4.182). Nota bene: la Puglia nel partito di Vannacci vale il doppio della Toscana (5.037) che pure è la patria del generale e del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni.

È un risultato ancora più sorprendente se viene ponderato sulla popolazione: con questo criterio la Puglia è prima, con 1 tesserato ogni 377 abitanti; segue la Calabria (1 ogni 439), il Veneto (1 ogni 481) e il Lazio (1 ogni 488); le altre regioni seguono distaccate.

Dietro questo exploit ci sono cause profonde di cui parleremo più avanti, ma va citato anche l’attivismo del referente regionale Rossano Sasso. Barese, ex segretario della Lega in Puglia, già sottosegretario all’istruzione (ironia della sorte: con l’odiato governo Draghi), cattolico fervente e ispiratore del ddl Valditara che vincola l’educazione sessuoaffettiva al consenso dei genitori, animatore dei comitati anti degrado (e spesso anti immigrati) nel capoluogo e sul territorio. Insomma il profilo classico del parlamentare “destro” duro e puro, che infatti si è imbarcato nell’avventura di Vannacci quando sembrava una follia. Ma l’entusiasmo di Sasso non basta a spiegare l’exploit di Futuro Nazionale in regione: quando nelle stesse condizioni il deputato era stato alla guida della Lega pugliese, non aveva avuto la stessa fortuna e infatti Matteo Salvini (ma soprattutto il suo braccio armato nel sud Claudio Durigon) lo aveva di fatto sostituito con il ben più manovriero Roberto Marti.

Cosa è cambiato allora? Vannacci ha il vento in poppa, certo. Ma lo ha in tutta Italia: come mai proprio in Puglia si fa la fila per entrare in Futuro Nazionale?

Forse la risposta sta in un paradosso che una testa fina come il presidente della fondazione Magna Charta, il pugliese doc Gaetano Quagliarello, ha spesso sottolineato: il paradosso di una regione, la Puglia, che ha un sostrato culturale e politico moderato e anzi conservatore e che infatti quando vota alle politiche spesso vede prevalere il centrodestra. Ma che poi da praticamente un quarto di secolo cioè da cinque mandati (Vendola I e II, Emiliano I e II, Decaro I) vede regolarmente prevalere alla guida della regione il centrosinistra.

Anche e soprattutto perché i partiti di centrodestra sono dilaniati da faide interne come quelle tra gemmatiani e fittiani nel caso di Fratelli d’Italia; oppure annichiliti nella gestione asfittica delle tessere come Forza Italia; o infine orientati a alleanze trasversali, anche a danno della coalizione di centrodestra, come la Lega. Non sarà un caso se ad esempio a Brindisi Futuro Nazionale è diventato il primo partito nell’assise comunale. Attenzione: lo ha fatto strappando tre consiglieri a Forza Italia e uno a Fratelli d’Italia; un travaso tutto interno al campo conservatore che passa dagli eletti ma parte dagli elettori. Quelli di centrodestra, che non sono improvvisamente diventati tutti estremisti (o “di destra vera” per citare Vannacci a La7) ma probabilmente si sono solo stufati di perdere.

E dopo averle provate tutte dentro il centrodestra “classico” ora stanno guardando fuori e si affidano al generale e ai suoi colonnelli. Con quale risultato, ce lo potrà dire solo il futuro. Nazionale ma anche regionale.

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