L'ex assessora Starace e gli affari di famiglia: oltre le 14 case vacanze una quota nel mega-resort

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L'ex assessora Starace e gli affari di famiglia: oltre le 14 case vacanze una quota nel mega-resort

L'ex assessora Starace e gli affari di famiglia: oltre le 14 case vacanze una quota nel mega-resort

Questa è una storia di famiglia, anzi di famiglie, tra le prime ad avere investito nel turismo del Gargano. Ed i cui eredi, oggi, si ritrovano a gestire strutture diventate punti di riferimento per l’accoglienza. Come il Crovatico Club, sulla litoranea Vieste-Peschici. Un grande villaggio in cui, tra gli altri, aveva investito anche il padre dell’ormai ex assessora regionale al Turismo, Graziamaria Starace.

Giovanni Starace, storico e stimato preside dell’Alberghiero di Vieste, è mancato nel luglio dello scorso anno. Animatore della vita politica cittadina, con la famiglia Vescera aveva collaborato alla nascità di una «colonia» (si diceva così) nella bellissima baia di Crovatico, in pieno parco nazionale, che oggi si è trasformata in un villaggio con villette e appartamenti, piscina a strapiombo e una lunga spiaggia privata.

Nella società Crovatico Vacanze, proprietaria della struttura e amministrata da un professionista nato a Bari, il professor Starace possedeva circa l’8%. La quota è tutt’ora intestata a lui, ma rientra pacificamente nell’asse ereditario dell’ex assessora. Trattandosi di beni mobili registrati, l’erede può esercitare i relativi diritti (compresa la riscossione degli utili) solo dopo l’annotazione al Registro delle imprese (che fino a ieri non risulta avvenuta). Ma si può comunque dire che, oltre a possedere 14 case vacanza a pochi passi dal lungomare di Vieste, l’ex assessora ha anche interessi patrimoniali in un villaggio a tre stelle sul mare.

Il conflitto di interessi della Starace, che lei fino alle dimissioni ha detto di non ritenere sussistente, è quindi ancora più ampio di quanto già emerso con le sue 14 case vacanza e con il disegno di legge sugli affitti brevi che, anche solo per eterogenesi dei fini, avrà l’effetto di avvantaggiare l’attività di cui l’assessora è proprietaria. Quella legge prevede la possibilità per i Comuni di limitare il numero di immobili da adibire ad affitti brevi, ma - per scelta esplicita - fa salve le attività esistenti. Eppure tre ore prima delle dimissioni anche il governatore Decaro aveva blindato la sua assessora: «Essere proprietario di una struttura - ha detto dal palco di Repubblica Bari - non comporta un conflitto di interessi. La norma sugli affitti brevi l’avevo già presentata nel programma e l’ho portata io come presidente».

Il Crovatico di cui la famiglia Starace eredita una quota ha l’uso esclusivo della spiaggia sottostante, dove - sul Gargano avviene di frequente - possono entrare soltanto gli ospiti della struttura. Ma non più tardi del 15 maggio, l’assessora Starace ha presentato l’iniziativa «mare democratico» per valorizzare le spiagge libere: «Il diritto al mare appartiene a tutti, dai più piccoli agli anziani, dalle persone con disabilità alle famiglie», ha dichiarato quel giorno Starace: appartiene un po’ di più a quelli che prenotano nel villaggio della sua famiglia.

Fino allo scorso anno Starace è stata assessore comunale al Turismo di Vieste, prima di candidarsi nella lista civica «Decaro presidente» e conquistare la promozione in giunta regionale. Ma la sua parabola la fa assomigliare sempre più a una sorta di Santanché del Gargano: con la ministra del Turismo imputata e imprenditrice delle spiagge, a febbraio, si era fatta fotografare alla Bit nello stand della Regione con i calici in mano. La foto di quel giorno ha cominciato a girare nelle chat. E ieri sera, come la Santanché, si è dimessa.

A carico di Starace c’è l’indagine per concussione aperta dopo la denuncia dell’ex marito Alessandro Corso, che accusa lei, il sindaco Giuseppe Nobiletti e un dirigente comunale di avergli revocato la concessione demaniale del lido come ripicca per gli alimenti non pagati ai figli. Starace è a processo per abusi in area vincolata relativamente alla terza palazzina del suo complesso turistico, che lei attribuisce a decisioni dell’ex marito e garantisce di aver sanato. Quell’ex marito a sua volta a processo per i maltrattamenti nei confronti della moglie.

Nella giornata delle dimissioni il caso era diventato politico. Fratelli d’Italia stava infatti valutando di presentare una mozione di sfiducia. «Al di là del reato di concussione e quello di abusivismo edilizio - avevano scrivono i consiglieri regionali di Fdi -, siamo di fronte a un palese conflitto d’interesse. Nell’assegnare le deleghe in giunta il presidente Antonio Decaro avrebbe dovuto evitare che al Turismo ci fosse un’operatrice turistica della città numericamente più turistica della Puglia. La moglie di Cesare non deve essere solo onesta, ma apparire tale. Decaro venga in aula a riferire su come intende tutelare e promuovere il Turismo pugliese in queste condizioni».

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