Luciano Canfora, professore emerito dell’Università di Bari, il dibattito pubblico è animato dalla polemica per “la dichiarazione di antifascismo” da far sottoscrivere per gli editori che vogliono esporre al Festival Più libri, più liberi. Non si poteva fare a meno di questo patentino in una Repubblica che ha festeggiato gli 80 anni?
«A mio modo di vedere è un involontario regalo all’ottima presidente del Consiglio Giorgia Meloni da parte di qualcuno che ha preso l’iniziativa al vertice della Fiera. Sul Corriere si registra l’uscita molto seccata di Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Aie, componente dei vertice della manifestazione: “Ci vuole un approfondimento”. La presidentessa, Annamaria Malato, ha invitato la premier al festival».
Chi ha causato questo corto circuito surreale? «Il comitato di indirizzo, ovvero Paolo Di Paolo, ha preso questa alzata d’ingegno. Ho parlato con Claudia Coga, direttrice della Dedalo. Mi ha riferito che ne avevano discusso e scartato l’idea che si tirasse fuori una cosa del genere, che sembrava una follia. È uno scandalo da quattro soldi. Una iniziativa di un uomo in carriera, vincitore del Premio Viareggio, che ha pensato di passare alla storia con questa trovata da ridere».
Nel merito…«Il giuramento si faceva al re d’Italia, o alla Repubblica quando si assume un pubblico impiego, ma un editore non deve giurare su nulla».
Tutto inizia con la casa editrice identitaria, Passaggio al Bosco, che ha esposto a Roma libri di Dominique Venner. Un attentato alla democrazia?«Ho ricevuto da Garzanti una settimana fa una enorme edizione del Mein Kampf. Allora cacciamo Garzanti… Io non amo Céline, il più antisemita del mondo, ma è un pezzo da novanta della Adelphi. Laterza ha pubblicato Giovanni Gentile, filosofo del fascismo. Allora via anche Laterza. Coga pubblica il libro di Proudhon, La pornocrazia, un attacco alle donne in quanto tali. Via anche la Dedalo, che è come Vannacci. Tutto assurdo».
Il dibattito nei talk… «Una cosa che fa pena. Massimo Cacciari da Gruber ha detto: “Andate al diavolo”. Gruber e Massimo Giannini lo avrebbero aggredito fisicamente se fosse stato in studio».
Le censure rendono ancora più fascinose le idee controcorrente.«Tacito racconta che furono bruciati i libri dello storico Cremuzio Cordo su ordine del Senato, ma ugualmente circolarono “occultati ed editi”. Trotskij era vietato in Urss. Appena furono leciti i suoi scritti, non li filò nessuno».
La dichiarazione di antifascismo è un must di Elly Schlein.«Franco Cardini dalla Gruber. “Lei è antifascista?”, chiese la giornalista. La replica è stata ispirata ad un personaggio di Dostoevskij davanti alla domanda “Lei è cristiano?”. “Lo diventerò”, chiosò lo storico toscano. Queste dinamiche sono la rovina della sinistra. Passaggio al bosco ha venduto più di tutti a Roma. L’editore Luca Gallesi di Oaks pubblica Werner Sombart, che fu corrispondente di Hengels, e poi nazionalista. Non vogliamo più studiarlo?».
Professore, è disponibile per un libro intervista sul nostro tempo con Passaggio al Bosco?«Pepe Laterza dice che sono “un poligamo” con gli editori. Nessuna preclusione astratta. Ho fatto un libro con Francesco Borgonovo…».
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