L’operazione sull’ex Centro colonico di Ugento sarebbe stata costruita con l’intenzione di truffare la Regione, consentendo all’imprenditore barese Vittorio Andidero, 58 anni, di appropriarsi del contributo pubblico del Pia Turismo, e al costruttore Giancarlo Lucrezio, 67 anni, di ottenere la proprietà dell’immobile. È per questo che Andidero, Lucrezio e altre quattro persone andranno a giudizio con le accuse, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e (per il solo Andidero) autoriciclaggio.
L’inchiesta del pm Lanfranco Marazia parte dallo stato di decozione delle società del gruppo Andidero ed ha poi inglobato l’indagine sul Centro colonico. Il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha rinviato a giudizio anche la sorella dell’imprenditore barese, Vittoria Andidero e la madre Grazia Barbone, il consulente finanziario Gioacchino Dell’Olio e il commercialista Marco De Marco, 66 anni, di Ugento, oltre che le società Sigma e Modoni Building, mentre la Regione si è costituita parte civile (avvocato Enrico Dellino). Il processo partirà il 1° dicembre davanti al Tribunale collegiale (Prima sezione). Un altro imputato, l’avvocato foggiano Giacomo Pietro Paolo Mescia, 57 anni, ha chiesto il rito abbreviato.
La masseria di Ugento aveva ottenuto un contributo della Regione (sui fondi del Pia Turismo) per realizzare un resort di lusso. Solo che, secondo la Finanza, la masseria sarebbe stata ristrutturata solo parzialmente: a fronte di 1,1 milioni di contributo pubblico, Andidero avrebbe utilizzato solo 300mila euro per pagare i lavori appaltati alla Sigma di Lucrezio, mentre altri 500mila euro sono finiti sul suo conto personale e ulteriori 60mila euro sono stati usati per finanziarie una delle sue società. Per dimostrare alla Regione i pagamenti (e ottenere il contributo), la Modoni di Andidero e la Sigma di Lucrezio si sarebbero scambiate bonifici a catena: a fronte di 22 bonifici ricevuti dalla Sigma per 1,7 milioni (a titolo di anticipo sull’acquisto dei terreni circostanti), la Modoni ha corrisposto all’appaltatore 1,8 milioni attraverso 24 bonifici.
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